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“Racconti di fortuna e altre fantasie”: la vita, una guida per l’utente di Ryusuke Hamaguchi

In tre racconti e in altrettante varianti post-rohmeriane, il regista di “Drive My Car” lavora con infinita finezza psicologica sulla questione della scelta e sul significato decisivo di ogni incontro.

Nel giro di un anno, Ryusuke Hamaguchi è stato catapultato dal ramo dei fan del cinema post-rohmeriano al grande palcoscenico del cinema d’autore mondiale. È stato visto raccogliere, quasi intimidito, il suo Orso d’argento a Berlino nel marzo dello scorso anno Racconti di fortuna e altre fantasie, poi il premio per la sceneggiatura a Cannes a luglio per Guida la mia auto.

Quest’anno ha già vinto il Golden Globe come miglior film straniero e dovrebbe fare lo stesso agli Oscar, dove è in competizione per la migliore regia. Nel genere cambio di scala, difficile da competere. Eppure, tra questi due film, usciti a meno di otto mesi di distanza l’uno dall’altro, e questi onori, Hamaguchi non ha perso né la sua anima né la sua ragione.

Insieme a Racconti di fortuna e altre fantasie, perfeziona, come non ha mai smesso di fare il suo maestro Éric Rohmer, un’arte di variazione attorno allo stesso motivo, variazione all’interno delle opere, ma anche in relazione a film precedenti. quando guida la mia auto era una forma importante, ampia, adattata da una star della letteratura giapponese (Murakami) e che aveva qualcosa da dirci sull’arte e sul lutto, Racconti di fortuna e altre fantasie è una forma minimalista, composta da tre racconti indipendenti (intitolati “Magia”, “La porta aperta” e “Di nuovo”), e che a quanto pare ha qualcosa di più frivolo da raccontarci sulla caducità degli incontri.

Dalla parte delle eroine

Una confidenza tra amici che sfocia in una riunione romantica, una trama che sfocia in un incontro inquietante tra uno studente e uno scrittore, e un malinteso che sfocia in un inaspettato tête-à-tè tra due donne che si credono amiche d’infanzia: la tre racconti del film rendono omaggio a Rohmer attraverso cenni a certi film – pensiamo in particolare a racconti d’inverno (1992) – ma soprattutto da un modo di pensare ogni segmento come un riarrangiamento del precedente e un modo di obbedire a rigide regole progettuali riguardo allo svolgersi della storia e alla sua messa in scena.

Questo motivo, da cui Hamaguchi opera variazioni, che cos’è? Riguarda il potere di trasformazione degli esseri che un breve incontro casuale può produrre. Quanto alle regole a cui obbedisce il suo dispositivo, si tratta di una macchina da presa – un’auto, un open space, l’ufficio di un’università o il soggiorno di una casa – ripresa a lunghe inquadrature fisse e in cui due personaggi reinventano come potrebbe essere la loro vita, prima di riprendere il suo corso, ciascuno per conto suo.

Il film rappresenta implicitamente il sessismo della società giapponese

Per lo più incentrato su protagoniste femminili, come la maggior parte dei film del regista, Racconti di fortuna e altre fantasie esplora anche le femminilità in tre diverse età della vita. La prima storia evoca la tempesta di passione di un ventenne; la seconda, la libertà amorosa di un trentenne; e l’ultima, la solitudine di una quadra che crede di ritrovare il suo primo amore.

Se le tre eroine finiscono da sole sfidando loro gli standard di un traguardo da cui si sono allontanate (una coppia equilibrata, un buon lavoro, una casa con una bella famiglia), il film si pone dalla loro parte, pur rappresentando implicitamente il il sessismo di una società giapponese che non concede loro la stessa libertà di scelta nel tempo degli uomini.

Rohmer incontra rivetto

Sul tempo, appunto, Hamaguchi dimostra ancora una volta di non avere eguali quando si tratta di filmare il modo in cui il discorso fa esistere il suo flusso, l’intensità irriducibile di un presente sospeso e attraversato dai rimpianti del passato, e le possibilità del futuro. Le tre narrazioni avanzano così sotto un doppio, anzi triplice regime di rappresentazione. C’è quello che vediamo nell’immagine e quello che ricomponiamo, insieme ai personaggi, attraverso l’immaginazione o la memoria.

Laddove il regista si emancipa dal suo mentore Rohmer, è in un modo per mettere in scena una scelta, non come il frutto di un interrogatorio morale, ma piuttosto come il risultato di una prova della realtà da parte della finzione. . Rohmer incontra Rivetto. È nell’ultimo segmento venato di fantascienza che l’influenza del regista di Céline e Julie vanno in barca (1974) è il più visibile. Contrariamente agli effetti del Covid, Hamaguchi immagina un virus informatico che avrebbe portato il mondo offline, riportando in auge la posta cartacea e telegrafica. Le due eroine si cimentano in una fantasiosa ricostruzione di una relazione sentimentale attraversata da fantasmi.

Attraverso questa serie di riunioni interrotte, fulminei voltafaccia, giochi utopici, sconfitte strazianti e rinunce pragmatiche, è la vita come una serie di scelte che Hamaguchi rappresenta con infinita finezza psicologica. Incroci, inversioni a U, strade secondarie, strade bloccate, incidenti o autostrade, Racconti di fortuna e altre fantasie riformula così il movente di Guida la mia auto. Ognuno mette in scena la propria vita nonostante l’angoscia di perdersi o di aver preso la decisione sbagliata, ma sempre andando avanti.

Racconti di fortuna e altre fantasies di Ryusuke Hamaguchi, con Kotone Furukawa, Fusako Urabe (Giappone, 2021, 2:01). Al cinema il 6 aprile.

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