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Quale sistema di voto per quale democrazia?

Nelle nostre democrazie rappresentative, coloro che agiranno a nome del popolo sono scelti con il voto. L’atto del voto e il suo risultato dipendono dal metodo di voto. La sua legittimità – e quindi quella degli eletti – risiede soprattutto nell’accettazione da parte di tutti gli elettori delle sue proprietà.

I ricercatori hanno familiarità con le proprietà dei diversi sistemi di voto. Sono già trascorsi più di due secoli da quando il lavoro dei due accademici francesi, Borda e Condorcet, ha messo in luce la difficoltà di definire un metodo di voto soddisfacente non appena ci sono almeno tre candidati.

Il punto di vista di un matematico sulla democrazia, YouTube.

Infatti, quando tre candidati, Abdel, Béatrice e Claude, si candidano alle elezioni, se la maggioranza degli elettori preferisce Abdel a Béatrice e la maggioranza preferisce Béatrice a Claude, resta possibile che una maggioranza preferisca Claude ad Abdel. In questo caso – che si chiama paradosso di Condorcet – la designazione di un vincitore, che sarebbe giudicato migliore degli altri due, è a dir poco complicata.

Nessun sistema di voto è l’ideale

Questa osservazione pessimistica è confermata e generalizzata dal teorema dell’impossibilità di Arrow. L’economista americano Kenneth Arrow, all’inizio degli anni ’50, elencò un piccolo numero di condizioni desiderabili per un sistema di voto. Secondo una condizione di universalità, si devono poter immaginare tutte le preferenze e le combinazioni delle preferenze individuali tra i diversi candidati.

Secondo la condizione dell’unanimità, quando tutti gli elettori preferiscono un candidato all’altro, l’esito della votazione deve rispettare questa preferenza condivisa da tutti. E secondo la condizione di indipendenza, l’ordine tra due candidati non deve dipendere dall’assenza o dalla presenza di altri candidati. Tuttavia, nessun metodo di voto è in grado di rispettare contemporaneamente queste tre condizioni, se non accettando un metodo decisionale dittatoriale, vale a dire che il voto di un solo soggetto è vincolante per tutti. Quindi non esiste un sistema di voto ideale. Il sistema di voto solitamente utilizzato in Francia non fa eccezione.

Teorema di Freccia.

Le carenze del sistema di pluralità a due round

Il sistema di maggioranza a due turni utilizzato per eleggere il Presidente della Repubblica francese non rispetta la proprietà dell’indipendenza secondo la quale il punteggio di ciascun candidato e quindi i risultati relativi di alcuni rispetto ad altri dipendono dalla presenza o assenza di altri candidati. Da qui l’incredibile posta in gioco di chi sarà o non sarà in grado di ottenere le 500 sponsorizzazioni necessarie per candidarsi alla carica.

Questo sistema di voto a doppio turno favorisce anche la frammentazione delle posizioni politiche, perché ogni candidato ha interesse a trovare uno spazio elettorale ben preciso che gli permetta di ottenere voti sufficienti per raggiungere il secondo turno. Porta quindi ad una meccanica accentuazione degli antagonismi piuttosto che a far convergere le diverse parti verso l’interesse generale. L’evoluzione del panorama politico deriva dalla strategia dei partiti di adeguarsi a questo metodo di voto, che spiega (tra le altre spiegazioni) la progressiva polarizzazione delle opinioni.

Più in generale, sembra che i sistemi di maggioranza a uno o due turni non rispettino sistematicamente il “criterio di Condorcet”, secondo il quale dovrebbe vincere il candidato che potrebbe battere tutti i suoi concorrenti nei duelli maggioritari. In queste condizioni, i teorici del voto condannano all’unanimità il ballottaggio first past-the-post, la maggior parte critica anche il ballottaggio maggioritario a due turni e, più in generale, non apprezzano le regole di voto in cui gli elettori si esprimono per un solo candidato.

La carestia dell’informazione delle schede elettorali

Sebbene non esista un sistema di voto ideale, alcuni hanno più capacità di selezionare una decisione collettiva che abbiamo motivo di considerare meglio: alcuni sistemi di voto, ad esempio, eleggono il vincitore di Condorcet quando esistono. Pertanto, l’impossibilità arroviana deriva dal fatto che la decisione collettiva si basa in definitiva su pochissime informazioni sulle preferenze individuali. Ad esempio, le votazioni first past the post, first past the post e two-round considerano solo la prima scelta degli elettori.

Non solo questi ultimi hanno una visione più sfumata della politica, ma per molti elettori che non hanno votato per lui, non si saprà mai quanto il vincitore gli conviene o meno. Il voto è incredibilmente tranquillo! Immaginare di poter tenere adeguatamente conto delle opinioni di ciascun elettore sulla base del loro silenzio è una chimera – Amartya Sen parla di “fame informativa”.

C’è quindi una buona notizia: siamo nelle condizioni di fare meglio, a patto che non ci limitiamo a regole di voto che, per considerare solo la graduatoria dei candidati, ignorano tutte le sfumature delle opinioni politiche degli elettori.

L’intensità delle preferenze

Torniamo all’esempio precedente di Abdel, Béatrice e Claude. Se avessimo più informazioni, per esempio se sapessimo che Abdel è fortemente preferito a Béatrice mentre Claude è solo debolmente preferito ad Abdel, potremmo uscire dall’indeterminatezza. Ma questo presuppone un sistema di votazione che tenga conto dell’intensità delle preferenze, e non solo della graduatoria dei candidati.

Gli specialisti del voto non difendono all’unanimità un particolare sistema di voto. In primis ognuno di questi teorici ha ragioni per preferire quella… che lui stesso ha contribuito a sviluppare. Poi perché non necessariamente valorizzano le stesse proprietà: alcuni insistono di più sul criterio di Condorcet, altri sul problema del voto utile, altri ancora sull’espressione degli elettori…

Il metodo Condorcet.

Ma, anche per eleggere un solo vincitore, accettano di raccomandare metodi multinominali, vale a dire metodi di voto che consentano a ciascun elettore di decidere su ogni candidato in corsa. Tra questi metodi possiamo citare il voto di approvazione, utilizzato nella città di Fargo negli Stati Uniti: consente agli elettori di sostenere o meno ciascuno dei candidati, essendo vincitore quello con il maggior numero di sostenitori. Il voto in base al punteggio consente agli elettori di assegnare punti a ciascun candidato su una scala predeterminata con il vincitore che accumula più punti. Giudizio maggioritario – utilizzato durante le primarie popolari – che consente agli elettori di associare ad ogni candidato una menzione all’interno di un set predefinito con vincitore quello con la migliore menzione mediana. Il voto unico per eliminazione successiva, metodo di voto utilizzato in particolare in Irlanda e in molte altre democrazie da più di un secolo, richiede che ogni elettore classifichi i candidati o almeno alcuni di essi; se più della metà degli elettori ha lo stesso candidato favorito, quello è eletto; in caso contrario l’ultimo è eliminato ed i voti sono trasferiti ai successivi candidati nella graduatoria degli elettori; i turni di spoglio proseguono fino all’individuazione del candidato che ottiene la maggioranza assoluta.

Il dilemma tra voto sincero e voto utile

Sul lato del dibattito pubblico in Francia, sono state ascoltate forti domande relative al voto ufficiale dopo le elezioni presidenziali del 2002, dove Jean-Marie Le Pen ha affrontato Jacques Chirac il 2e visita.

La forma di questo secondo turno ha rotto con la tradizione bipolare della vita politica francese e ha messo in luce per molti elettori il dilemma tra un voto sincero e un voto utile. Il voto utile pone non solo un problema individuale, quando l’elettore è frustrato dalla sua espressione politica, ma anche un problema sociale, quando porta alcune categorie della popolazione a essere sempre meno rappresentate nelle decisioni collettive.

Questo dilemma, ormai ampiamente compreso dagli elettori, è insito nel fatto che sono costretti a selezionare un solo candidato. Non sappiamo nulla del parere degli elettori per i candidati per i quali non hanno votato: potrebbero apprezzarli tanto, anche di più (se votassero utili) o molto meno.

Questo imbavagliare l’espressione dei cittadini incoraggia l’astensione e altera la percezione che si può avere dell’importanza che ogni partito politico ha nell’opinione pubblica. Su queste questioni esiste un dibattito pubblico e alcuni non esitano a mettere in discussione il sistema maggioritario a due turni.

Va notato, tuttavia, che le riforme relative al voto dal 2013 stanno lavorando per mettere in atto una maggiore rappresentanza proporzionale e/o parità – elezioni comunali e dipartimentali in particolare –, ma non affrontano la questione di un’espressione più ampia. elettori al momento della votazione. Quando tutti osservano e deplorano il calo della partecipazione alle elezioni ufficiali, l’intensificarsi dei dibattiti sociali dovrebbe indurre la sfera politica a prenderne possesso. Un sistema che consenta agli elettori di esprimere le proprie opinioni in modo più ampio contribuirebbe senza dubbio a invertire questa tendenza.

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