Orologi

Louis Vuitton, il gusto del rischio

VS’è una scommessa rischiosa. Vent’anni dopo il lancio della sua prima collezione di orologi, il Tambour, Louis Vuitton si è ritagliata un posto tra gli orologiai rispettati. Una piccola cerchia di case con una fabbrica in Svizzera. In questo caso, La Fabrique du temps, capace di produrre pezzi tecnici (ore saltanti, tourbillon e ripetizione minuti il ​​Santo Graal), doppiata dalla commissione Poinçon de Genève (etichetta di certificazione dell’alta orologeria) e, ciliegina sulla torta, vincendo il Grand Prix d’Horlogerie de Genève (questo è stato il caso due volte l’anno scorso, il Carpe Diem avendo ricevuto il premio audacia e lo Street Diver, quello dell’orologio da sub). In appena due decenni, Louis Vuitton ha superato tutte le pietre miliari che hanno portato all’Olimpo di questa arte secolare. Un’impresa capace di far dimenticare il proprio pedigree di creatore di bauli francese nel regno dei grandi produttori svizzeri. Allora perché rischiare quest’anno l’ultima provocazione: integrare due batterie in un movimento meccanico sofisticato come quello del Tambour Spin Time Air?

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Tempo 3D

L’idea è piena di buon senso: raccontare l’ora in qualsiasi momento. Anche di notte, al buio. Un’alternativa più discreta per i vicini del famoso orologio a cucù svizzero e delle nobili ripetizione minuti che scandiscono il passare del tempo, il Tambour Spin Time Air Quantum si accende quando viene premuta la corona. L’oggetto è accattivante e vuole essere un concentrato del know-how sviluppato negli anni. Cassa del tamburo disegnata nel 2002, sistema a ore saltanti “spin time” del 2009, concetto di miniaturizzazione del movimento “Air” (apparentemente levitante nella cassa dell’orologio) svelato nel 2014, a cui si sono aggiunte due novità. Il primo riguarda il dispositivo di illuminazione su richiesta. Consiste in un assemblaggio elettronico di precisione, ingegnosamente nascosto nella flangia della custodia. Particolarmente compatto, il sistema di illuminazione è composto da un anello di 12 LED – uno per ogni cubo rotante –, un circuito integrato e una fonte di alimentazione a forma di doppia batteria. Il secondo, meno eversivo, riguarda il cinturino bimateriale, bicolore che mescola caucciù e alligatore.

Sebbene sia probabile che questo orologio ibrido provochi l’ira dei sostenitori dell’orologeria tradizionale, propagandandone la durata, il suo scopo è lodevole. Riporta – letteralmente – alla luce una complicazione ancestrale prodotta secondo le regole dell’art.

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