Moda

Alla settimana della moda di Parigi, la moda è orgogliosa della cultura pop

Stella McCartney.

Piuttosto museo o concerto? Durante gli ultimi giorni della settimana della moda di Parigi, conclusasi l’8 marzo, dopo nove giorni di sfilate, diversi brand hanno preso il posto di luoghi di cultura o sfilato pop star sulle loro passerelle, l’uno che non impedisce l’altro.

Nonostante il suo pedigree musicale, Stella McCartney si rivolse invece alle belle arti e invitò i suoi ospiti al Centre Pompidou, nel lungo corridoio trasparente di 6e piano, che offre una vista senza ostacoli di Parigi. “Ho voluto sfilare qui perché Beaubourg ha una delle migliori collezioni di opere di Frank Stella”spiega il progettista. La sua collezione è infatti radicata nell’opera del pittore americano, noto per le sue astrazioni geometriche negli anni ’50, poi per le sue esplosioni tridimensionali di colore negli anni ’70. “Il suo minimalismo come il suo massimalismo mi parlano e risuonano con l’universo del marchio, dove gli abiti spesso mostrano una sobrietà maschile, ma possono anche essere completamente esplosivi. »

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Le linee geometriche di Frank Stella si fondono sapientemente in cappotti o tailleur bianchi e neri molto grafici o in maglioni patchwork di lana striati di zigzag. Gli abiti in viscosa stretch traboccano di colori e stampe astratte, come una tavolozza in cui le gouache possono mescolarsi. Gli abiti più belli sono monocromatici, in georgette di seta lucida, con le maniche aperte che si gonfiano come palloncini quando ci soffia il vento. La dimensione artistica è raddoppiata come sempre da Stella McCartney da una preoccupazione ecologica: in questa stagione ha sviluppato una nuova “pelle” vegetale ricavata dalle bucce dell’uva. “Tutto il vino che hai bevuto durante il lockdown è stato trasformato in borsette! »lei ride.

Vuitton.

Lo stesso giorno Vuitton ha invitato in un altro museo parigino, a Orsay, con il quale la maison ha avviato una nuova partnership, oltre a quella di lunga data con il Louvre. “Amo la navata centrale per la sua luce, i suoi colori, questa strana aura che emana, come un tempio”dettagli Nicolas Ghesquière. Difficile infatti immaginare una cornice più bella delle statue marmoree e dei dipinti di Courbet per presentare una collezione incentrata sull’adolescenza, “periodo, sartorialmente parlando, senza conformismo, fatto di mescolanze, dissonanze”. Nelle cravatte a fiori allacciate in fretta, le grandi giacche di pelle dall’aspetto allampanato, le sneakers di tela come le Converse o le magliette da rugby a righe, ritroviamo gli stilemi dello studente (piuttosto ardito che matematico).

L’adolescenza è rappresentata anche attraverso i ritratti di giovani sconosciuti catturati dal fotografo di moda David Sims all’inizio della sua carriera, stampati su magliette o ricamati su polo a fiori. “Potrebbero essere le magliette che gli adolescenti comprano dopo i concerti. O come la stanza di un adolescente con la sua carta da parati a fiori ricoperta di poster dei suoi idoli »immagina il creatore. Se i riferimenti sono chiari, il guardaroba resta fedele all’estetica Ghesquière, tutto in ibridazioni (viva la gonna foulard) e abili costruzioni (un millefoglie di mussola di seta colorata che dà l’impressione che il capo si sfreghi sulla pelle). Per incarnarla, il direttore artistico si è rivolto alla star della cultura pop del momento: l’eroina della serie gioco dei calamari Jung Ho-yeon ha aperto la parata.

Cappotto zebrato e vestito marshmallow

A riprova del fatto che non è necessario essere un colosso per sfoggiare una star: diversi giovani creatori hanno scommesso sull’apparizione a sorpresa di una celebrità nel loro show. Le cantanti donne sono particolarmente popolari. Il duo Victoria/Tomas ha così aperto i festeggiamenti facendo sfilare Louane in un ampio mantello zebrato; il designer Nix Lecourt Mansion ha vestito Amel Bent incinta con un abito marshmallow; il principiante Alphonse Maitrepierre chiese ad Arielle Dombasle, in un fodero rosso sangue, di interpretare la sua canzone in un sofisticato sintetizzatore labiale Vorrei che ti piacesse. La moda diventa performance, l’abbigliamento non è altro che un elemento di una cultura globale e gioiosa.

Hotel Lecourt.
Masterstone.
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L’atmosfera è anche adornata con glitter e sapori pop da Germanier e Vivienne Westwood. Il primo, uno svizzero di 30 anni che impone uno stile colorato ed eccessivo tutto in paillettes, denim e perle riciclate, una sorta di Thierry Mugler nutrito di Hello Kitty e inserito a Greenpeace, lancia la sua prima sfilata, nel grand siècle saloni della cristalleria Baccarat. Dive in maglia piumata, creature in abiti scintillanti, mutanti con facce mascherate… “Volevo allontanarmi dall’estetica da principessa che ero in grado di esplorare prima, per note più oscure, sottolinea Kevin Germanier. Un lato da scienziato pazzo che crea i suoi alieni: ecco cosa sono alla fine! »

Germain.
Vivienne Westwood.

Da Vivienne Westwood, anche il direttore artistico, Andreas Kronthaler, dà il via al grande spettacolo. Sul podio de La Nouvelle Eve, un cabaret a Pigalle, compaiono gli outfit rattoppati dei vagabondi, drappeggi di satin impreziositi da boas à la Zizi Jeanmaire, ballerine con pompon Pierrot e stampe Arlecchino, calze a rete e giacche rococò. Riferimenti festosi condivisi da un pubblico esaltato.

Berretti e pantaloni larghi

Givenchy invita i suoi ospiti anche in una sala per spettacoli, presso la Paris La Défense Arena, la più grande sala da concerto d’Europa, capace di ospitare 40.000 persone. Ovviamente lo spettacolo è su scala ridotta, con un palco dentro un palco, rialzato di pochi metri sopra un pavimento trasparente, attraverso il quale osserviamo i modelli che escono dalle quinte. Il creatore Matthew M. Williams ha scelto questo luogo perché “si sente a casa”, lui la cui carriera nella moda è strettamente legata alla musica – prima di Givenchy, ha collaborato con Kanye West e Lady Gaga. Disertore di un universo diverso dal lusso, ci sono volute alcune stagioni prima di orientarsi in questa maison il cui DNA è talvolta vago, diviso tra l’eleganza classica del fondatore, Hubert de Givenchy, e l’influenza streetwear introdotta dall’ex direttore artistico Riccardo Tisci.

Givenchy.

Matthew M. Williams naviga abilmente tra i due in questa sfilata di moda mista, offrendo un guardaroba chic per le donne, tutto in richiami ad Audrey Hepburn, e per gli uomini, una gamma più cool, basata su felpe con cappuccio, berretti e pantaloni larghi. “Dal mio arrivo nel 2020 ho sviluppato un linguaggio e ho migliorato le tecniche, dice Williams. Ho perfezionato il denim usato, che tratto con la stessa cura del raso duchesse. Oppure abiti peplo, le cui balze sono sempre più leggere e delicate. » Lo stilista americano deve ancora imprimere la sua impronta su Givenchy, ma ora sta giocando efficacemente con la sua eredità.

Isabel Marant si è stabilita, come di consueto, nei giardini del Palais-Royal, a due passi dal Ministero della Cultura. È ai riff pop rock del gruppo newyorkese Blonde Redhead, installato su un palco in fondo al podio, che la designer parigina ha inviato la sua proposta per l’inverno 2022-2023. Un guardaroba fresco, strutturato su capi leggibili e facili da abitare. Troviamo gli espedienti dello stilista, pantaloni stampati, grandi giacche da uomo associati a stivali lunghi alla coscia, tute in pelle o denim, o anche abiti corti tagliati per la pista da ballo. Lo sguardo è gioioso e rilassato, come si immagina l’atmosfera di un concerto all’aperto in estate. Una bolla di leggerezza, nel mezzo di una strana stagione, investita dal contesto geopolitico.

Isabel divertente.
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