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Il 21° secolo, senza istruzioni

Come scrivere di questa iniqua invasione che sta andando così veloce, quando non sappiamo ancora cosa accadrà? La NATO salterà nella mischia, Putin innescherà la terza guerra mondiale in questo modo?

Inserito l’8 marzo

Ma come NON scrivere di questa guerra? Gli argomenti che ci occupavano 13 giorni fa sembrano improvvisamente vecchi, vani, vuoti. La pandemia; non finito ma relegato nel limbo. I Merry Guys del libertà : diventato impercettibile dall’oggi al domani, in vista degli ucraini che combattono coraggiosamente per la loro libertà. Il cambiamento climatico, più preoccupante che mai secondo il recente rapporto dell’IPCC, è ancora indietro.

Ma cosa scrivere? Che abbiamo l’impressione che si stia delineando un nuovo ordine mondiale, che la Storia stia tornando a essere tragica? Scrivere della sensazione che la Storia (quella di cui Francis Fukuyama disse nel 1992 di essere giunta alla fine con il trionfo del suo modello compiuto, la democrazia liberale) sia appena ricominciata? O sul seguito dello scontro di civiltà annunciato da Samuel Huntington nel 1996, che descriveva le relazioni internazionali nel mondo post-sovietico? Nessuno sa. Tutto dipenderà dalla sequenza degli eventi. Potrebbe benissimo essere una spaventosa guerra fratricida locale come un inferno internazionale che incendia ogni cosa. Perché abbiamo la sensazione che Putin viva in un universo parallelo, ma con mezzi molto reali…

Come parlare allora di questi tempi pericolosi? Con le immagini, di cui sappiamo, però, bisogna diffidare in questi tempi notizie false e disinformazione. Queste foto di bambini, donne, anziani impacchettati e rifugiati. Sfiniti, preoccupati, con le valigie su ruote, carichi del riassunto di una vita. Questi Instagram di giovani uomini e donne che ieri hanno bevuto un drink in un bar alla moda di una capitale moderna e che oggi posano, orgogliosi e un po’ sorpresi, con le pistole.

Quindi, parliamo con la nostra emozione. Perché gli ucraini ci somigliano un po’. Ma è sospetta, questa vicinanza. Alcuni, inoltre, ci rimproverano di essere “caucasici” e di sprofondare nella facile via d’uscita. Giudizi morali un po’ pesanti date le circostanze, quando Quebecers e canadesi hanno accolto a braccia aperte siriani, afgani, haitiani e, sì, è perfettamente normale sentire una vicinanza con questo popolo europeo con cui qui ci confrontiamo.

L’empatia non è una riserva limitata e compartimentata, né un pregiudizio ideologico. Ha le braccia spalancate a tutti i drammi.

C’è anche molta opinione sull’invasione russa. I commentatori del mese scorso, ancora “specialisti” in COVID-19, ventilazione e maschere, sono ora specialisti ucraini autorizzati. Gli arbitri dell’eleganza tra il wokismo e il conservatorismo di ieri sono ora specializzati nella strategia militare. Opinionisti che faticherebbero a disegnare una mappa dell’Europa da ovest a est per poter ora gestire i nomi delle città e delle province ucraine come virtuosi e persino suggerire che le vittime capitolino! In questo grande mercato di opinioni volatili, è meglio ascoltare e leggere i corrispondenti esteri dei maggiori media qui e altrove, che contestualizzano le testimonianze e che spiegano. Inoltre, con avidità, abbeverarsi alla conoscenza di veri specialisti ed esperti portati alla luce da questo conflitto: strateghi, diplomatici, professionisti geopolitici, storici, presto filosofi e conoscitori del mondo russo-ortodosso. Il loro lavoro illuminante è sempre più necessario.

No, non sappiamo proprio con che tono esattamente, né con quale prospettiva definitiva parlare di questa guerra, né se sarà breve o se segnerà profondamente il nostro tempo. Ha 13 giorni, un sospiro sulla scala della storia. Temiamo il peggio, la conflagrazione generale, il fuoco nucleare, e ci troviamo troppo emotivi. Diffidiamo delle nostre impressioni, ma ci arrabbiamo.

Sembra per il momento come una guerra del XXe secolo, che avrebbe le sue radici nel sogno stesso del XIX secoloe di un grande impero russo da riconquistare, e che viviamo attraverso gli strumenti di comunicazione del XXIe secolo, dal vivo e in rapido movimento. Molto intelligente sarebbe colui che può prevedere dove sta andando tutto questo.

Siamo commossi, scioccati, stupiti, ribellati, spaventati, ma impotenti. Emozione e sete di conoscenza sono per il momento i nostri unici due modi per appropriarci di questi tragici eventi, per domare l’irrazionalità, per mettere le parole all’orrore e la ragione nel caos. Siamo traboccanti di empatia e paura allo stesso tempo. Il XXIe il secolo è già a buon punto, ma ora ci rendiamo conto che qualcuno ha dimenticato di inviarci le sue istruzioni…

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