Concezione

Presidenziale: programma digitale di Yannick Jadot (EELV)

Il litio dovrebbe essere estratto in Francia?

L’attività mineraria deve integrare l’economia circolare e non viceversa. Dobbiamo porre fine alla facile soluzione di scavare nel terreno per ciò che già abbiamo nelle nostre case. Ci proponiamo di stabilire nuovi standard di eco-design per le batterie, in particolare aumentando il fabbisogno di materiali riciclati nelle batterie dei veicoli elettrici (attualmente al 50% per il litio, rispetto al 90% per il piombo). Vogliamo anche sviluppare un settore europeo delle batterie, sulla scia dell’Innovazione europea delle batterie lanciata all’inizio del 2021 nell’UE, che mira a raggiungere il 25% della produzione globale di batterie (rispetto al 3% attuale). Infine, vogliamo vietare l’esplorazione mineraria nelle ZEE francesi (tranne gli scienziati).

Esiste oggi un problema di equazione tra digitale ed ecologia?

Si credeva da tempo che la tecnologia digitale potesse liberarsi da queste considerazioni, scusate dalla modernità. Poi abbiamo presentato le transizioni ecologica e digitale come vanno di pari passo, con un certo numero di effetti positivi: trasporti, dematerializzazione. Sì, il digitale offre soluzioni per decarbonizzare la nostra economia e ridurre il nostro impatto. Ma sappiamo anche che la smaterializzazione è solo un’illusione, che il digitale ha un impatto reale.

La riduzione dell’impatto ecologico della tecnologia digitale diventa quindi sia una questione ambientale che una condizione per il suo sviluppo. Tra le soluzioni: l’efficienza energetica (dei data center ad esempio), l’innovazione e l’economia circolare. Quest’ultima offre soluzioni di buon senso, molto ricche di occupazione e che richiedono molte innovazioni. Richiede anche un rafforzamento degli standard di produzione e importazione in termini di eco-design. Sia per facilitare il riciclaggio e il riutilizzo, ma anche per ridurre l’impronta di carbonio della produzione e la quantità di rifiuti.

Renderemo obbligatorie le informazioni precise sui consumi energetici, sui materiali, sulle modalità di gestione dei data center, che dovranno essere visualizzate sugli oggetti (telefoni, computer, ecc.), ma anche sui siti, generalizzando metodologie di misurazione dell’impatto ambientale basate sull’analisi del ciclo di vita (LCA) e non solo sui consumi energetici. Tra l’altro, proponiamo di portare a 5 anni il periodo di garanzia predefinito per le apparecchiature digitali, per rendere effettivo il reato di obsolescenza programmata, per favorire apparecchiature modulari e riparabili, per imporre pratiche di eco-design su piattaforme video e reti social media, o vietare i cartelloni pubblicitari digitali negli spazi pubblici.

Diversi studi hanno dimostrato gli effetti dannosi dei social network sulla salute mentale dei più piccoli. Quale soluzione consiglieresti per sensibilizzare ed educare sui pericoli di Internet?

Tutto è pensato per renderci dipendenti dai social network, con conseguenze più o meno gravi a seconda dell’individuo. I social network possono anche contribuire ad aggravare i casi di bullismo scolastico. Molti studi hanno anche dimostrato la nocività degli schermi ricreativi sullo sviluppo dei bambini. La prima delle soluzioni è quindi trasmettere la cultura digitale e demistificarla a scuola. L’insegnamento del digitale a scuola distillerà anche qualche buon consiglio: niente schermo a scuola prima dei sei anni, un tempo limitato in base all’età fino al liceo, e formazione per studenti e insegnanti e famiglie alla sobrietà e ai rischi degli schermi e del digitale tecnologia. Vogliamo anche creare un’organizzazione per la trasparenza e l’etica degli algoritmi il cui ruolo sarà quello di monitorare e mettere in guardia su software e algoritmi che mettono in pericolo le libertà e il diritto alla privacy e rafforzare i mezzi per combattere la criminalità informatica, le molestie e l’odio online.

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