Orologi

Conosci l’orologio “Cap” di Girard-Perregaux?

ioOltre 50 anni fa, il 1970 segnò la fine dell’età d’oro dell’industria orologiera o l’inizio di una grande depressione nel settore. Mentre sul piano politico l’agitazione era al culmine, tra la guerra scoppiata in Cambogia, come quella del Biafra, e il bombardamento israeliano dell’Egitto mentre il mondo iniziava a oscillare sulle prime note degli Aerosmith o dei Queen, l’orologeria iniziò la sua traversata del deserto. Tra il 1970 e il 1983 scoppia la crisi del quarzo e Swiss made fatica a rimanere competitivo di fronte all’arrivo massiccio sul mercato degli orologi al quarzo, di cui il Giappone era alfiere.

Un’innovazione a cui gli orologiai svizzeri non avrebbero creduto, in particolare per il loro spirito conservatore, e che avrebbe quindi permesso ai giapponesi di imporsi. Tuttavia, gli anni Settanta segnano anche l’arrivo di modelli divenuti storici, come la referenza 9931, soprannominata l’orologio “Cap” e prodotta dalla manifattura Girard-Perregaux. Un modello retrofuturista appunto con display al quarzo e led, poco noto ai collezionisti, al quale Girard-Perregaux propone ora un restyling.

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Una produzione limitata a soli due anni

Dall’invenzione dell’orologio da polso, leggere l’ora di lato è sempre stata una tentazione per gli orologiai. Dagli anni ’30, il “Driver Watch”, che mostrava un altro modo di leggere l’ora – sul lato dell’orologio – comparve nei cataloghi di casa LeCoultre, prima di approdare da Cartier vent’anni dopo negli anni ’50 o da Patek Philippe con un prototipo immaginato con Louis Cottier (inventore del tempo universale presso Patek Philippe), ma che non vedrà mai la luce, troppo all’avanguardia e ora conservato nelle collezioni del museo Patek Philippe di Ginevra. Un concetto di design che sembra affascinare l’industria dell’orologeria, che vede l’arrivo di molti progetti dirompenti e futuristici attorno a questo modo alternativo di leggere il tempo. Solo negli anni ’70 e con l’arrivo del quarzo, però, compaiono modelli innovativi, come il Pulsar di Hamilton, ma soprattutto il concept dell’orologio “Cap” di Girard-Perregaux, che è stato successivamente copiato e ripreso per numero di orologiai.

È nel 1976 che la manifattura svizzera Girard-Perregaux, nata nel 1856 dall’unione tra Marie Perregaux, figlia di un importante orologiaio di Le Locle e Constant Girard, fondatore nel 1852 di Girard & Cie, lancia il suo “cap”. Un pezzo rivoluzionario per l’epoca, dotato di display a led e dotato di movimento al quarzo, in sintonia con il periodo dell’orologeria ambientale degli anni 70. Inoltre la casa fissa una frequenza di 32.768 Hz che sarebbe poi stata adottata come standard per orologi al quarzo. Il “Cap” – nome dato dai collezionisti ormai entrato a far parte del gergo dell’orologeria – mostrava le ore, i minuti, i secondi e la data grazie a un movimento al quarzo molto preciso. Il suo display tubolare a LED ha infranto i codici e le catene dell’orologeria tradizionale e ha contribuito a forgiare il suo stile futuristico per eccellenza, assimilato anche alle “muscle car” degli anni Settanta, i LED che evocano le luci posteriori di queste vetture.

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Il “Cap” è stato prodotto solo in due anni, tra il 1976 e il 1978, in 8.200 unità, disponibili in tre varianti di cassa: policarbonato (Macrolon), oro giallo e acciaio. Ormai molto ricercato dai collezionisti, il mitico orologio torna nel catalogo Girard-Perregaux con il nome “Cap 2.0”, disponibile in 820 esemplari. Ha la cassa in ceramica nera e il fondello in titanio ed è impreziosita dal logo “GP” dell’epoca in omaggio al modello originale. Come il suo predecessore, la novità mostra le ore, i minuti, i secondi, il giorno e la data, ma ha funzioni aggiuntive, come la visualizzazione del mese, dell’anno, del cronografo, un secondo fuso orario e una data segreta.

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