Concezione

Riforma della Curia, una nuova concezione del potere?

I laici prenderanno il potere in Vaticano? Se questo è ancora lontano dall’essere il caso, ora sarà possibile “tutti fedeli” da “presiedere” uno dei vari componenti della Curia romana. In ogni caso, questo è quanto prevede la recentissima costituzione apostolica proclamare il Vangelopubblicato sabato 19 marzo dal Vaticano e che dovrebbe entrare in vigore all’inizio di giugno. Con questo papa Francesco giunge a porre fine all’onnipresenza dei ministri ordinati nella direzione delle istituzioni della Santa Sede.

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Questa onnipresenza era scritta anche nei testi: secondo la precedente costituzione, i capi dipartimento dovevano essere cardinali o arcivescovi. Se questo testo collegava così ordinazione episcopale e potere di governo, il nuovo specifica invece che il potere si esercita in “vicario” del papa – in altre parole, chi esercita il potere all’interno della Curia lo farà come delegato del papa.

“Un dibattito molto complesso”

Dietro queste sottigliezze, papa Francesco viene a portare con grande autorità magistrale – data la natura di proclamare il Vangelo – la sua interpretazione di un dibattito nella Chiesa: qual è la fonte del potere di governo nella Chiesa? I vescovi lo ricevono dalla loro ordinazione episcopale o dalla missione canonica ricevuta, cioè dal mandato loro conferito dal papa?

“È un dibattito molto complesso”, ha affermato il Vescovo Patrizio Valdrini, Canonico del Laterano e canonista, sottolineando che la prassi attuale non consente una risposta chiara. Il codice di diritto canonico promulgato nel 1983 da Giovanni Paolo II non ha fornito una risposta definitiva alla domanda. Se si afferma effettivamente che lo sono “adatto” al potere di governo “coloro che hanno ricevuto gli ordini sacri”si aggiunge subito che i laici possono cooperare “ a “l’esercizio di questo potere” (can. 129).

Evoluzione di “grande importanza”

Durante il convegno di presentazione del documento organizzato lunedì 21 marzo a Roma, padre Gianfranco Ghirlanda, Rettore emerito della Pontificia Università Gregoriana, ha sintetizzato: “Se il potere di governo è conferito dalla missione canonica, può essere conferito anche ai laici in casi specifici; se conferito dal Sacramento dell’Ordine, i laici non possono ricevere alcun ufficio nella Chiesa che comporti l’esercizio del potere di governo. » Tuttavia, ha sottolineato non senza soddisfazione, proclamare il Vangelo “conferma che il potere di governo nella Chiesa non viene dal sacramento dell’ordine, ma dalla missione canonica”.

Evoluzione di a ” Grande importanza ” – l’espressione è ancora di padre Ghirlanda – nello spirito del funzionamento della Curia romana, questa scelta assunta da papa Francesco avrà conseguenze concrete? Lo stesso papa, infatti, aveva già iniziato a infrangere le regole nominando nel 2018 un prefetto laico di un dicastero. Un esempio che ora potrebbe essere seguito da altri, poiché la costituzione ora erige il ” abilità “ come criterio di designazione.

Per determinate funzioni, “l’ordine sacro è essenziale”

Parimenti, il consueto funzionamento della Chiesa vede già da alcuni anni esercitare funzioni di governo laici, nominati dal loro vescovo, come gli economi diocesani. “Non c’è ostacolo a questo modo di fare le cose in modo pragmatico”, commenta Mons. Valdrini. E se la prassi esiste nei Paesi occidentali, la decisione di papa Francesco potrebbe essere un segnale per Paesi dove quasi tutte le responsabilità sono ancora esercitate dai sacerdoti.

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Questo significa che presto potremo vedere un laico – uomo o donna – presiedere il dicastero per la dottrina della fede? E nei livelli più immediati per i fedeli, sarebbe possibile per un laico dirigere completamente una parrocchia? In risposta a queste domande, Mons. Valdrini sottolinea che è necessario partire soprattutto dalle missioni stesse piuttosto che dalle reciproche competenze.

Nella Chiesa, spiega, “alcune funzioni possono essere esercitate da un laico, ma per altre è indispensabile l’ordine sacro”. Pertanto, il ruolo di parroco è necessariamente assunto da un sacerdote, per la centralità della celebrazione dell’Eucaristia. ” Di frequente, continua il canonista francese residente a Roma, i laici sono nominati per sopperire alla carenza di sacerdoti ed è solo dopo che la funzione non richiede ordini sacri. È quindi necessario svolgere discussioni che richiedono che canonisti, teologi ed ecclesiologi lavorino insieme. »

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Diversi laici in carica a Roma

Insieme a proclamare il VangeloPapa Francesco arriva a definire legalmente una pratica che aveva già messo in atto in diverse occasioni.

Nel luglio 2018 è stato nominato per la prima volta prefetto di un dicastero un laico: Paolo Ruffini, responsabile del dicastero per la comunicazione. Nella scelta di un professionista dei media, il papa aveva dunque applicato soprattutto il criterio della ” abilità “ che ora prevarrà.

Nel 2019 il papa ha poi nominato la suora francese – quindi formalmente laica – Nathalie Becquart come numero due della segreteria del Sinodo dei vescovi, con diritto di voto.

L’anno scorso altre nomine a incarichi di potere di governo erano ricadute su suore, in particolare quella di segretario generale della Città del Vaticano.

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