Concezione

Georgia Cardosi: l’architetto e urbanista socialmente impegnato

Proveniente da un contesto familiare molto concentrato sull’azione sociale e sull’attivismo politico, Georgia Cardosi ha un innato impegno civico.

“Ho sempre sentito il bisogno di contribuire alla società”, afferma il nuovo professore alla Facoltà di Architettura dell’Université de Montréal. E un giorno mi sono reso conto che l’architettura e l’urbanistica giocano un ruolo importante nel migliorare il benessere delle comunità”.

Georgia Cardosi inizia la sua carriera di architetto nel prestigioso studio di Luigi Pellegrin, una delle figure più importanti dell’architettura organica italiana. “Fu allora che mi resi conto che la mia visione architettonica era focalizzata sugli aspetti sociali delle città. Allora ho capito che l’architettura poteva aiutare gli esseri umani portando bellezza e comfort o favorendo la socializzazione”.

Galvanizzata da questa esperienza e desiderosa di avere un’influenza positiva nella comunità, la giovane si è poi interessata all’urbanizzazione nei paesi africani, in particolare in Kenya. Di fronte alla precarietà degli slum di Nairobi, Mme Cardosi inizia a lavorare a stretto contatto con le comunità locali per comprendere le sfide di progettazione e costruzione legate ai problemi di insicurezza del territorio.

Ha poi dedicato due master post-professionali al tema dell’urbanizzazione, dell’informalità in Africa e delle abitazioni a prezzi accessibili: il primo al Politecnico di Milano e il secondo alla McGill University. Questi studi prepareranno il terreno per la sua ricerca di dottorato, condotta presso l’UdeM, sul design come adattamento ai problemi della terra a Nairobi.

Contesti incerti, soluzioni tangibili

Georgia Cardosi crede nel contributo benefico del design e dell’architettura alle popolazioni vulnerabili. “L’architettura è fisica. Il modo in cui progettiamo un luogo può cambiare completamente la vita delle persone. Un ponte collega, un muro divide, un tavolo apre discussioni. In architettura e urbanistica, giochiamo con la materia per manipolare la percezione della realtà e, in definitiva, migliorare le condizioni di vita delle persone attraverso aspetti architettonici”.

Se Georgia Cardosi è particolarmente preoccupata per le questioni abitative in Kenya, è altrettanto preoccupata per quelle della sua città adottiva, Montreal. Per questo ha anche partecipato, in uno studio di architettura di Montreal, alla progettazione della Native House of Quebec, un edificio destinato alla popolazione autoctona senza fissa dimora della metropoli.

Ha iniziato a lavorare all’UdeM lo scorso gennaio come professoressa di architettura con competenze in project management e urban design, con l’intenzione di trasmettere la sua passione e le sue convinzioni ai suoi studenti.

Vuole anche condurre un programma di ricerca sull’architettura e la gestione dei progetti in contesti altamente instabili, oltre a perseguire progetti sull’edilizia sociale e accessibile nei paesi in via di sviluppo.

“Da Montreal all’Africa, aspiro a convincere la prossima generazione che l’architettura può fornire risposte a questioni di giustizia spaziale e sociale. Spero anche, come ogni essere umano, di poter guardare al futuro contribuendo alla formazione di migliori condizioni di vita”.

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