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Mélenchon, una tartaruga in modalità turbo?

Possiamo alzare le braccia al cielo o gioire, brontolare o fare la V per la vittoria, Jean-Luc Mélenchon sta dando spezie a questa campagna cupa e, allo stesso tempo, infinita. Sacra Méluche, che pesca, che pugno! Una prima energia giovane che ha mostrato in Place de la République, a Parigi, davanti a una folla entusiasta e rassicurata. La sinistra non è morta? Si sta ancora muovendo? Meglio ancora, scuote l’albero di cocco politico con rara testardaggine.

“Non nasconderti, non nasconderti”: durante il suo meeting di Parigi, Mélenchon drammatizza la questione del voto

La “sagace tartaruga” infastidisce, certo, ma continua la sua strada allegra con una regolarità che sentiamo fremere nei sondaggi. Potrebbe semplicemente mostrare il suo muso al traguardo del primo giro e superare tutti sul palo. Mélenchon, indiscutibilmente, diventa la spezia, il pepe, per non dire il prurito ai capelli, di una sequenza politica capitale per il Paese e, paradossalmente, di una noia indicibile.

Il seguito dopo l’annuncio

Mélenchon, qualunque cosa pensiamo, sta interpretando la volpe nel pollaio Macronist. E quindi per sventare tutte le previsioni. L’idea di una finale tra Macron, lo “sbruffone”, e Mélenchon, lo “scontroso”, non è più fantascienza. Permetterebbe un vero dibattito sostanziale tra due visioni dello Stato, della Nazione, tra due filosofie politiche ed economiche in contrasto tra loro. Un duello tra titani meno soporifero di un remake del 2017?

La corda nostalgica

Niente è fatto ovviamente, ma questa dose di incertezza mette un po’ di febbre in una drammaturgia politica per il momento mollassonne. Le elezioni presidenziali, nel nostro Paese, sono un momento catartico singolare che merita di meglio di una partita piegata in anticipo. È quanto esprimono molti elettori di sinistra nei sondaggi tremanti, il famoso voto utile, ma questa volta a favore del testardo e indistruttibile Mélenchon. L’ex ministro di Lionel Jospin, il discepolo incondizionato di Mitterrand finalmente in finale, dopo tanti anni di cortili e tribune? Invano ricordare le sue frequentazioni a geometria variabile con il Venezuela chavista, la sua clemenza con la Russia di un Putin passato dal dispotismo mal illuminato alla dittatura post-stalinista, il suo gioco ideologico a biliardo con gli indigeni della Repubblica o alcune frange dell’Islam -sinistra, questo scenario improbabile sta prendendo forma, giorno dopo giorno.

Una strizzatina d’occhio di Serge Raffy

Salita al secondo turno, l’ultimo sogno di Jean-Luc Mélenchon

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Come si spiega questa dinamica, ancora punteggiata? Rotta di Anne Hidalgo, Yannick Jadot sul posto, gauloiseries di Fabien Roussel, affondamento di Christiane Taubira? Tutti gli orfani politici di questo quartetto della debacle programmata si dirigono dritti verso il Conducator de la France Insoumise, l’unico ancora in piedi, ritto nei suoi vecchi stivali da veterano, un tribuno eccezionale, che rivela un appetito da leone per le grandi messe elettorali.

Ma c’è anche un fattore non di poco conto in questo impeto verso il feroce guerriero Jauressiano: la nostalgia. Mélenchon, quando evoca, il suo DNA della sinistra tradizionale, non è in un ruolo di composizione. Si considerava davvero l’erede di Blum e Mitterrand. Negli incontri o nei dibattiti televisivi, questa autenticità è un’arma formidabile. Paradox, il retore, re degli scherzi e delle piccole frasi feroci, non gioca. È una cassaforma grezza. Mélenchon è il rappresentante della generazione della sinistra felice, potente e popolare, un’epoca passata che sta cercando disperatamente di far risorgere flirtando con il nuovo elettorato della Francia suburbana. Mélenchon è l’istituto della Terza Repubblica, l’uomo in camice grigio che arringa la folla, assillandola se necessario, come questa domenica, Place de la République, dove esorta aspramente gli astensionisti a compiere il loro dovere di cittadini, pena l’andare al picchetto della Storia. Lo stesso Mélenchon non è una sorpresa. Ma il suo elettorato potrebbe benissimo esserlo. Immaginiamo un allenatore “della salute” che gli dice: forza, Jean-Luc, una spinta finale, una magica accelerazione nel rettilineo finale! Piccola domanda: può la sagace tartaruga trasformarsi in una veloce lepre sul filo?

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