Concezione

Dall’Ucraina alla Florida e oltre

Nella sua rubrica del 14 marzo, intitolata “Una guerra esistenziale”, François Brousseau cerca di dimostrare che le ragioni profonde dell’invasione dell’Ucraina non si limitano a questioni di geostrategia. Sarebbe piuttosto una “guerra esistenziale”, che vede la Russia attaccare “una certa concezione della civiltà” e “la decadenza capitalista e occidentale”. Per mostrare i segni delle radici profonde di questa concezione, cita il patriarca Kirill, vicino a Putin, il quale afferma proprio che tutto questo «va oltre le convinzioni politiche» e che si tratta di una «guerra in senso metafisico». Dalla bocca del patriarca segue l’esempio delle parate gay occidentali, che illustrano questa decadenza e giustificano l’associazione del mondo occidentale a una civiltà del “peccato” che deve essere combattuta o quanto meno respinta quando sembra presentarsi alle porte della Russia. Indubbiamente, Kirill è anche, e forse soprattutto, preoccupato per la penetrazione di questa cultura all’interno dello stesso regno di Putin.

Questo riassunto della situazione russa ha un odore strano di già sentito, anche sempre sentito, e questo, non solo nelle notizie russe, ma in Occidente e anche oltre. In effetti, tali “guerre esistenziali”, che sono il frutto di contrattacchi reazionari, compaiono costantemente ai quattro angoli del mondo. Attingiamo dalle notizie recenti e da un luogo non così lontano. In Florida, il Non dire bolletta gay è un contrattacco volto all’insegnamento e alla rappresentazione della diversità sessuale durante i primi anni della scuola primaria. Ma nelle sue radici più profonde, questo conto non beve anche alla fonte della lotta contro il peccato? Vale a dire contro le trasformazioni decadenti di un mondo moderno sempre più diversificato che minacciava di distruggere le istituzioni, e le loro rappresentazioni, che erano alla base (di una certa idea) di una civiltà passata? Queste profonde radici non si trovano, come nella Russia di Putin, in un terreno ideologico dove il religioso e il politico (e talvolta per estensione il militare) vanno di pari passo o, per dirla come François Brousseau, dove c’è «l’alleanza del spada e lo scovolino”?

Almeno dalla nascita del Tea Party, e soprattutto dall’elezione alla presidenza di questo inquietante oligarca americano che non ha mai esitato a lodare Putin, le profonde motivazioni dell’azione della destra americana in materia di educazione e dei suoi attacchi alla i diritti delle donne e di tutte le minoranze che contribuiscono a diversificare il Paese dello Zio Sam sono fuori dubbio. Ovviamente c’è anche una forma di “guerra esistenziale”. E nella mente di molti, è lei che permetterà di rendere di nuovo grande l’America.

L’invasione dell’Ucraina è in effetti solo un’altra illustrazione del confronto tra i quattro angoli del mondo tra una rappresentazione, diciamo, tradizionale del mondo e una rappresentazione, diciamo, moderna o progressista del mondo.

Pensiero tradizionale

Al centro di questa tradizionale rappresentazione c’è l’idea di un mondo necessariamente verticale e idealmente permanente in cui un leader potente siede ai vertici degli Stati, custode dell’identità nazionale e di ciò che costituisce i tratti di questa identità in termini di credenze , struttura sociale, ruoli sociali, ma anche identità di genere, costumi sessuali, insomma cosa costituirebbe lo spirito di un popolo. Ma non commettere errori, questa è solo una rappresentazione dello spirito di un popolo. Il pensiero tradizionale non sa che sta combattendo per una chimera. Per lei la verità è tutt’uno con la rappresentazione, perché ha orrore del relativo, dell’ambiguo, dell’imprevedibile e si rassicura convincendosi della sua chiarezza, della sua permanenza e della sua assolutezza.

Di fronte e al centro della rappresentazione moderna c’è l’idea di un mondo tendente a un’orizzontalità in continuo mutamento e all’interno del quale ogni individuo cerca di fiorire definendo i suoi valori, i suoi ruoli sociali, i suoi tratti identitari, e questo, idealmente, in una solidarietà che non fa a meno della nozione di responsabilità verso l’altro. Poco importa, inoltre, i tratti dell’identità e il valore dei gesti dell’altro.

Per evocare la famosa formula di Sartre, diciamo che il pensiero tradizionale crede che l’essenza precede l’esistenza. Il pensiero moderno afferma il contrario. Comprendere questa tensione tra rappresentazioni tradizionali e moderne fa luce sul mondo di oggi. In Ucraina e in Florida ovviamente, ma in tanti altri posti.

Questa tensione è all’opera nella campagna elettorale di Zemmour, negli attacchi alla rappresentatività all’interno degli stati repubblicani, nelle finte elezioni orchestrate da Ortega in Nicaragua, nella repressione delle donne afgane, ma anche nella stesura di una nuova Costituzione in Cile, in le lotte dei popoli indigeni, qui e altrove, per il riconoscimento dei loro diritti all’autodeterminazione, e anche su scala minore e senza che essa compaia, nelle assemblee popolari dove la t determina la vocazione di parco o di vicolo.

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