Moda

A Londra, il V&A propone la sua prima mostra di moda maschile

La liberazione maschile e la rottura dei codici visibili nella moda negli ultimi anni è tutt’altro che senza precedenti. Questo è ciò che rivela la mostra “Refashioning Masculinities” al V&A Museum di Londra.

Rosa, rosso, blu, giallo, fiori, sensualità, magniloquenza… e femminilità. “Refashioning Masculinities”, la mostra-evento di questa primavera a Londra va ben oltre una narrazione che darebbe la nascita della moda maschile liberata dai suoi codici tossici alle apparizioni sui red carpet dei contemporanei Harry Styles e Timothée Chalamet.

La storia dell’abbigliamento maschile, come qui sintetizzata, non ha mai smesso di rompere le identità binarie, per meglio riaffermarle, per poi allontanarsene nuovamente. L’uomo non ha aspettato il 2022 per trasformarsi. Il contrario è spettacolare, rinfrescante. “Non vedo niente oggi che non sia già successo nella storia”riassume la curatrice Claire Wilcox.

Diviso in tre parti non cronologiche, (“Svestito”, “Overdressed”, “Vestito”)la mostra è parte della preoccupazione permanente che gli uomini hanno dovuto ridefinire e reinventare in relazione a un oscuro oggetto del desiderio, per rivelarsi nella prominenza dei loro muscoli sporgentiessere discreti in un colore scuro, per non invecchiare mai adottando colori accesiper evitare l’esclusione grazie ad un abbigliamento standardizzato, interagire con le donne imitandone le forme voluttuose e voluminoseo, al contrario, cercare di essere complementari a loro somigliando il meno possibile. La storia della moda maschile è anche e forse soprattutto una storia della psiche del maschio dominante o del maschio malaticcionei suoi vagabondaggi egoistici come nelle sue esplosioni altruistiche.

The Art of Menswear: la prima mostra di abbigliamento maschile del V&A

La parte “Overdressed” presenta le personalità di più alto rango sociale, a cui sono legate schiacciare quelli di rango inferiore da colori accesi, volumi spessi e ritagli sgargianti. Nel XVII secolo, di ritorno da un viaggio in Francia, lo scrittore inglese John Evelyn scrisse nel suo diario di aver visto un giovane vestito di“tanti nastri come se li avessero saccheggiati da sei negozi… tutto il suo corpo così vestito sembrava un palo di maggio.” L’indossare il mantello doveva trasmettere una forma di disinvoltura e di pigrizia, insomma di fiducia in se stessi e nella vita.



“Non vedo niente oggi che non sia già successo nella storia”.

Claire Wilcox

Commissario

L’epoca era già piena di paradossi, poiché il nero rappresentava allora il colore della dignità. Indossare il rosa ha simboleggiato per secoli ricchezza e potereanche il vigore fisico quando si spostava verso il rosso. Solo in tempi molto recenti, a partire dalla metà del XX secolo, il colore rosa è stato attribuito al femminile.

Thom Browne, “guarda 10”.

Costi di produzione

L’uso di colori vivaci per impressionare gli altri e significare una forma di dominio aveva ragioni molto prosaiche: il costo di fabbricazione. Non è stato fino alla metà del 19 ° secolo che l’uso di coloranti sintetici ha permesso di democratizzare l’accesso ai colori brillanti, e quindi di privarli del loro valore superiore in termini di sfarzo e ostentazione.



Indossare il rosa simboleggia da secoli ricchezza e potere, anche il vigore fisico quando orientato verso il rosso.

Senza che sia una coincidenza, è nello stesso periodo che il “Uomini in nero”, al porto ieratico, colonizzarono le città. Il mantello nero inizia allora un lungo regno, e suggerisce che gli uomini stessi sono vittime di un dominio che va al di là di lorocome ha notato la specialista in dandismo Marie-Christine Natta. “Gli eleganti si lamentano della sua uniformità; ai sarti mancano i costumi colorati dell’aristocrazia di un tempo da cui traevano maggior profitto. I conservatori deplorano questa abitudine egualitaria che turba l’ordine sociale confondendo classi ed età. Infine, scrittori e artisti si oppongono a questa veste che soffoca i gesti, imprigiona i muscoli e soffoca la bellezza dei corpi.

Ahluwalia… un po’ d’aria di Stromae.

L’occhiello della resistenza

Si stanno formando sacche di resistenza degli uomini in nero, senza che i loro guardiani sfuggano alla stigmatizzazione, come Oscar Wilde, il cui garofano verde portato come un’asola sarebbe diventato un simbolo.

Dopo le guerre, i giovani del baby-boom adotteranno stili quasi opposti, con la stessa voglia di esorcizzare la passione per la vita, e di usare i propri abiti come uno strumento di riconoscimento e di aggregazione.
Il “I Teddy Boys” sceglierà l’eleganza, la rigidità e il tradizionalismo edoardiani; il “giacche nere” opta per pelle, rock’n’roll e brividi. E, alla fine degli anni Sessanta, i seguaci di “Il potere dei fiori” adotterà fiori grandi e bei colori per assecondare al meglio il dialogo naturale dei corpi, al centro di ciò che forse resta ancora oggi il periodo femminista più autentico e generoso.

“Shaping Masculinities: L’arte della moda maschile”

Nota da L’Echo:




Motivo Paisley per questo stand di “Fashioning Masculinities: The Art of Menswear”.
©EPA

About the author

michaelkorsoutlet

Leave a Comment